Eclissatosi nel 1938, partito in nave da Palermo ma apparentemente mai approdato a Napoli, Ettore Majorana, giovane e geniale fisico siciliano, chiuso in se stesso e concentrato su studi di cui non parlava con nessuno, aveva forse intuito prima d’ogni altro la strada per la creazione di una devastante arma nucleare; e ne era rimasto atterrito, e aveva voluto estraniarsi dal mondo prima che questo precipitasse nel baratro dell’era atomica. Questa, almeno, è la tesi di fondo di uno dei maggiori autori del ‘900, Leonardo Sciascia, che allo scienziato e al suo dramma interiore ha dedicato uno dei suoi libri più illuminanti: La scomparsa di Majorana.
Alla genesi del pamphlet di Sciascia e alle polemiche che ha suscitato, con maestria narrativa e un costante rovello etico, il fisico teorico e storico della fisica Vincenzo Barone ha dedicato un volume coinvolgente e profondo, frutto di anni di ricerche e intitolato Anatomia della «Scomparsa». Ce ne parla in questa intervista ricca di digressioni e riflessioni, che termina con una terribile domanda: nella dimensione segreta che ha acquisito proprio a partire dall’elaborazione delle prime bombe atomiche, la scienza ha dimenticato se stessa?

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