Le geografie letterarie di Mario Soldati sono mappe dell’anima prima ancora che del paesaggio. Leggere i suoi libri significa attraversare strade laterali, quelle che non compaiono nelle guide ma restano impresse nella memoria di chi sa osservare. In ogni suo viaggio si avverte, come scrisse Sciascia, “qualcosa che somiglia alla felicità”: una gioia quieta, fatta di gesti quotidiani, di incontri imprevisti, di un’Italia che vive nei dettagli.
A Mario Soldati è consacrato l’ultimo libro di Antonio Capitano: delicata e immaginifica flânerie, condotta fra letteratura e memoria, sogni e vagheggiamenti, connessioni magiche e gusto per l’aneddoto.

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